martedì 23 ottobre 2012

Riflessioni al chiar di luna


Esattamente un anno fa stavo preparando il materiale per sostenere il colloquio che tengono i finalisti del Lucca Comics and Games Project Contest; quest’anno invece sono a disfare ancora le borse e le scatole con i libri ed i fumetti da sistemare a casa.
Nel frattempo ho delineato i miei progetti di vita: sistemare casa, per progettare il mio matrimonio con serenità.
Sempre un anno fa avevo uno spazio dove lavorare, tutti i miei disegni ben in ordine ed il mio materiale accuratamente selezionato, pronto a servirmi; quest’anno se disegno qualche scarabocchio a penna bic è già tanto.
Nel frattempo la scelta dei miei fumetti da leggere si è fatta sempre meno commerciale, nonostante l’allegra parentesi Bakuman, ho imparato a conoscere Toppi, approfondire Milton Caniff, ed incontrate Alex Toth.
Lo scorso anno lavoravo in pizzeria, consegnando le pizze tutte le sere, con la pioggia e con il freddo, con l’ansia e l’inadeguatezza di un adulto che fa un lavoro da ragazzino, e con la voglia di venirne fuori il prima possibile; quest’anno lavoro presso una splendida gelateria, con serenità e gioia, e con una latente voglia di conoscere i segreti di questa gustosa alchimia, seriamente desideroso di avere un contratto a tempo indeterminato.
Nel frattempo il mio rapporto con il disegno si è fatto sempre più consapevole: non mi sento più mosso dal desiderio di compiacere ogni stile ed ogni tipo di fumetto. Guardare i propri disegni con obiettività, riconoscendo le proprie potenzialità è un percorso che non finisce mai, ma credo d’aver fatto grandi passi avanti.

Un immenso cambiamento. Usando una metafora: ho attraccato la barca presso un molo sicuro, ho liquidato la vecchia ciurma ed ora aspetto di trovare una nuova rotta per cui valga la pena spiegare le vele. Allo stesso tempo vedo con lucidità il mio rapporto con il disegno e con il fumetto, non solo dal punto di vista formale ed estetico, ma dal punto di vista psico-motivazionale. Ed il distacco con cui vivo tutto questo, quasi mi spaventa. Avevo basato l’idea di tutta la mia vita sul sogno di affermarmi, anzi riscattarmi tramite il disegno a fumetti che ora che la mia vita è tranquilla e sicura, basata su dei rapporti sani, non so più da cosa riscattarmi. E così decade tutto il mio attaccamento al sogno.

La tavola postata la scorsa volta paradossalmente ed inconsapevolmente profetica, racconta meglio la mia condizione: io che porto in braccio a fatica il mio personaggio di punta, maledettamente desideroso di farsi notare. Zero è il simbolo di quel desiderio di rivalsa, di quella rabbia esistenziale/adolescenziale raggrumata in un simbolo.
L’altro ieri MTV passava “Voglia di vincere” (“Teen Wolf”) Film degli anni 80’ con Michael J Fox. Ed oggi googolando sul film ho ricordato il cartone e come questo, assieme al film mi coinvolsero molto da ragazzino.


Notate la somiglianza con Zero?
Ora che il lupo è addomesticato mi auguro che riesca ad avere il coraggio del protagonista, affrontando la vita a viso aperto, senza il bisogno di aggrapparsi ad un sogno, ringhiante.

2 commenti:

  1. Io te lo dissi, un anno fa, che Zero e il protagonista di Teen Wolf si assomigliavano! :D

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    1. Già. Ma è stata una cosa non voluta, o meglio fatta in modo inconscio. Ho scoperto solo dopo il rapporto tra il film ed il mio personaggio.
      Sarà il "lupombo" (lupo mannaro italianizzato dal dialetto materano) che c'è in me, che ha raccolto quell'esempio?

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