mercoledì 30 novembre 2011

Il mio peggior nemico


Salve a tutti i lettori rimasti. Già, rimasti. Perché con la frequenza che ho nel postare sul blog, non mi stupisce l'idea che alcuni di voi si siano defilati alla ricerca di blogger più costanti di me. Pazienza, l'accetto di buon grado poiché so che la mia scarsa costanza non è dettata dalla pigrizia o dalla mancanza d’inventiva. Sono spesso molto stanco o a corto di tempo per dedicarmi al blog, e siccome ci tengo a presentare storie, idee, pensieri, riflessioni che parlino di me, ma che possano interessare anche chiunque altro non sia me, l’impegno dietro ogni post non è poco (anche se spesso salto le consonanti mute, o sbaglio gli accenti).
Sono molto preso dai preparativi della casa. Mancano pochi altri ritocchi perché l’appartamento dove andrò a vivere da maggio sia pronto, ed i lavori da fare non bastano mai. Poi da gennaio dovrò dare un’accelerata perché arrivano i primi mobili.
Tutto questo perché il prossimo maggio convolerò a nozze con Veronica. Così, quando le decisioni sono mosse dalla spontaneità e non dal lungo calcolo, il rapporto che ne consegue con le macchinose burocrazie del quotidiano è faticoso. Viviamo in un paese dove qualsiasi passo un individuo voglia fare è condito da mille passaggi e documenti e bolli e timbri e file e autorizzazioni ed accordi ed impedimenti incredibili di vario genere (ma meglio non parlare di politica).
Poi l’Associazione è comunque un bell’impegno, soprattutto quando desideri che vada tutto per il meglio e vorresti migliorare ogni aspetto che la compone, dalla pulizia degli ambienti all’organizzazione degli eventi. Ed il problema è che l’associazione coincide con il mio covo di produzioni fumettistiche. Mondo del quale inizio a disegnare geografie precise e consapevoli; esercizio dove l’impegno non è affatto poco. E non è raro che i due impegni si sovrappongano e mi mandino particolarmente in tilt.
Più che l’impegno, o l’entusiasmo, o la voglia, a mancare è il tempo e le energie. Soprattutto quando per affrontare le spese minime, si è costretti ad un impiego part-time (consegnare le pizze), portato avanti con altrettanto impegno ed entusiasmo, e che alle volte riesce a sottrarre molte energie ed ore di sonno prezioso.
Un calvario? Affatto, è il sale della vita, considerando le diverse fortune intrinseche che questi impegni riflettono. Ed allora qual è il punto?
E veniamo all’argomento di oggi: Il mio peggior nemico
Non dimentichiamo, miei cari, che se d’abitudine disegno è perché voglio fare della mia passione/propensione un mezzo di sostentamento. Cosa molto semplice infondo, basta impegnarsi. Come la mettiamo, però, se scopri che ogni volta che ti si pone un impegno, o meglio ti si propone un occasione, le tue aspettative, assieme ai tuoi sogni, congiunte alle tue esigenze, si coalizzano in un feroce nemico?
Disegni, disegni e disegni, ma l’ansia e la paura di fallire ti si stagliano davanti come il peggior avversario che ti possa capitare.
E si spiega anche il disegno di oggi. Le metafore sportive, o in genere che riguardano le discipline di lotta, di sfida diretta, com’è la boxe, insegnano da subito che il nostro peggior avversario siamo noi stessi. Ho scelto la boxe come metafora, perché è un’arte marziale che mi affascina e che non ho il coraggio di fare, perché molto fisica; mentre non ho paura di praticare il Budo Taijutsu che è molto meno sportivo (ma questa è un'altra storia). Assodato che il corpo e la mente sono due elementi correlati, in questo piano esistenziale, imparare a gestire il proprio corpo è un ottimo mezzo per gestire la propria emotività. Eppure ogni volta che la sfida è più dura la mia mente vacilla, e segna il count down già prima che suoni il GONG! dell’inizio della competizione.
Ogni volta una sfida, ogni volta sul mio quadrato personale, circondato matite e penne, che sembrano stare lì ad incitarti, e da fogli bianchi che spesso assumono la stessa faccia di quell'odioso avversario.
SDENG!
                      ...un'altra sfida.

a presto
Da.B.

1 commento:

  1. Ogni avversario intrinseco va visto dall'alto della nostra competenza: persino noi stessi non siamo altro che formiche dinanzi al valore delle nostre intenzioni.

    Che importanza può avere la paura di sbagliare? E quanto dobbiamo essere stanchi per decidere che non abbiamo la forza di metterci all'opera? L'unica cosa certa è che, quando ci ostiniamo a rimanere nella nostra "zona di confort", precludiamo a noi stessi un'infinita gamma di possibilità.

    Come dicevano gli Aerosmith: "Dream on! Dream until your dream comes true!" ;D Oltre a questo la saggezza dell'esperienza è solo fuffa! *_*

    Datti da fare con questo matrimonio che, lo sappiamo entrambi, altro non è se non un futile pretesto per organizzare il tuo addio al celibato! ;D

    Franz ;)

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