mercoledì 30 novembre 2011

Il mio peggior nemico


Salve a tutti i lettori rimasti. Già, rimasti. Perché con la frequenza che ho nel postare sul blog, non mi stupisce l'idea che alcuni di voi si siano defilati alla ricerca di blogger più costanti di me. Pazienza, l'accetto di buon grado poiché so che la mia scarsa costanza non è dettata dalla pigrizia o dalla mancanza d’inventiva. Sono spesso molto stanco o a corto di tempo per dedicarmi al blog, e siccome ci tengo a presentare storie, idee, pensieri, riflessioni che parlino di me, ma che possano interessare anche chiunque altro non sia me, l’impegno dietro ogni post non è poco (anche se spesso salto le consonanti mute, o sbaglio gli accenti).
Sono molto preso dai preparativi della casa. Mancano pochi altri ritocchi perché l’appartamento dove andrò a vivere da maggio sia pronto, ed i lavori da fare non bastano mai. Poi da gennaio dovrò dare un’accelerata perché arrivano i primi mobili.
Tutto questo perché il prossimo maggio convolerò a nozze con Veronica. Così, quando le decisioni sono mosse dalla spontaneità e non dal lungo calcolo, il rapporto che ne consegue con le macchinose burocrazie del quotidiano è faticoso. Viviamo in un paese dove qualsiasi passo un individuo voglia fare è condito da mille passaggi e documenti e bolli e timbri e file e autorizzazioni ed accordi ed impedimenti incredibili di vario genere (ma meglio non parlare di politica).
Poi l’Associazione è comunque un bell’impegno, soprattutto quando desideri che vada tutto per il meglio e vorresti migliorare ogni aspetto che la compone, dalla pulizia degli ambienti all’organizzazione degli eventi. Ed il problema è che l’associazione coincide con il mio covo di produzioni fumettistiche. Mondo del quale inizio a disegnare geografie precise e consapevoli; esercizio dove l’impegno non è affatto poco. E non è raro che i due impegni si sovrappongano e mi mandino particolarmente in tilt.
Più che l’impegno, o l’entusiasmo, o la voglia, a mancare è il tempo e le energie. Soprattutto quando per affrontare le spese minime, si è costretti ad un impiego part-time (consegnare le pizze), portato avanti con altrettanto impegno ed entusiasmo, e che alle volte riesce a sottrarre molte energie ed ore di sonno prezioso.
Un calvario? Affatto, è il sale della vita, considerando le diverse fortune intrinseche che questi impegni riflettono. Ed allora qual è il punto?
E veniamo all’argomento di oggi: Il mio peggior nemico
Non dimentichiamo, miei cari, che se d’abitudine disegno è perché voglio fare della mia passione/propensione un mezzo di sostentamento. Cosa molto semplice infondo, basta impegnarsi. Come la mettiamo, però, se scopri che ogni volta che ti si pone un impegno, o meglio ti si propone un occasione, le tue aspettative, assieme ai tuoi sogni, congiunte alle tue esigenze, si coalizzano in un feroce nemico?
Disegni, disegni e disegni, ma l’ansia e la paura di fallire ti si stagliano davanti come il peggior avversario che ti possa capitare.
E si spiega anche il disegno di oggi. Le metafore sportive, o in genere che riguardano le discipline di lotta, di sfida diretta, com’è la boxe, insegnano da subito che il nostro peggior avversario siamo noi stessi. Ho scelto la boxe come metafora, perché è un’arte marziale che mi affascina e che non ho il coraggio di fare, perché molto fisica; mentre non ho paura di praticare il Budo Taijutsu che è molto meno sportivo (ma questa è un'altra storia). Assodato che il corpo e la mente sono due elementi correlati, in questo piano esistenziale, imparare a gestire il proprio corpo è un ottimo mezzo per gestire la propria emotività. Eppure ogni volta che la sfida è più dura la mia mente vacilla, e segna il count down già prima che suoni il GONG! dell’inizio della competizione.
Ogni volta una sfida, ogni volta sul mio quadrato personale, circondato matite e penne, che sembrano stare lì ad incitarti, e da fogli bianchi che spesso assumono la stessa faccia di quell'odioso avversario.
SDENG!
                      ...un'altra sfida.

a presto
Da.B.

lunedì 7 novembre 2011

Nel frattempo consegno le pizze.

Ciao a tutti,
                    come state?
Io mi sento un po' un sopravvissuto, ma un sopravvissuto di lusso, considerando chi in questi giorni è sopravvissuto alle alluvioni ed alle catastrofi causate dalle piogge. Ho vissuto nella zona di Massa Carrara per circa quattro anni della mia vita e luoghi come "le Cinque Terre" "Aulla" "Pontremoli" "la Lunigiana" li ho visitati, oppure li ho vissuti attraverso i discorsi di amici e conoscenti. Poi i miei coinquilini erano spezzini (di La Spezia) e anche attraverso i loro rimandi mi sembrava tutto così familiare, perciò quando le notizie parlavano di sconvolgimenti dovuti all'acqua mi sono sentito vicino a quelle persone ed a quei luoghi. Quindi è senza retorica che esprimo un sincero cordoglio per le vittime e le loro famiglie, e mi spendo in un augurio di pronta ripresa e ricostruzione.


Dopo il cappelletto doveroso, passiamo alla mia vita.
La settimana scorsa sono stato a Lucca, per la fiera del fumetto, e non ci sono andato lì per caso, ma per una ragione precisa: ero tra i finalisti del Lucca Comics Project Contest.
Per chi non lo sapesse, il Project Contest è un concorso organizzato dalla direzione dell'omonima fiera, in collaborazione con un editore, quest'anno Edizioni BD, dove i partecipanti propongono un progetto editoriale, un'idea da pubblicare. Un concorso serio che offre la possibilità di una pubblicazione importante con tanto di contratto. Una grande occasione che ho rincorso con le unghie e con i denti, arrivando, come mio solito, a spedire il materiale sul filo del tempo massimo, costringendomi a corse pazze contro il tempo. Inutile dirvi che ero desideroso di vincere e vedermi finalmente riconosciuta la professionalità, sia come disegnatore, che come autore, ma evidentemente è ancora un po presto. Non ho vinto il concorso, ma ho avuto la soddisfazione di testare la mia idea e trovare tutto sommato un buon riscontro; la pecca è stata quella di proporre una serie, mentre loro cercavano una progetto valido per una pubblicazione unica. Un'ingenuità, forse.

Il progetto proposto s'intitola ZERO Life (di cui vedete un estratto accanto). E se sono stato un pò ingenuo a non pensare al volume unico è stato per colpa del tizio peloso e bianco seduto alla poltrona rossa, Zero, un personaggio nato nel novembre 2001, e che da dieci anni appartiene al mio immaginario personale e che per questa ragione ha stentato un pò prima di prendere una forma compiuta. C'è voluto del tempo, ma ora la sua storia è in piedi, un po grazie allo stimolo datomi dal concorso, un po' grazie al tempo trascorso che ha permesso di sviluppare certe caratteristiche della storia prima impensate, un po per tanti altri motivi. Quello che c'è di sicuro è che la sua storia, o meglio la sua vita vale la pena raccontarla ed appena ne avrò occasione potrete leggerla. Magari in volumetti brossurati o cartonati, stile edizioni di lusso, ma al di là delle menate e dei desideri, Zero dopo questa sua prima uscita ufficiale, sarà sempre la mia bandiera.

Nonostante la riuscita non positiva del concorso, questa spedizione verso Lucca non è stata un'occasione sprecata, anzi:
  • Essere stato scelto tra i finalisti mi ha giovato soprattutto al portafogli, poiché ho avuto l'ingresso gratis alla fiera, e considerando il costo del biglietto giornaliero (14 euro) non è poca cosa; il bello è che giravo con un badge con su scritto "ospite".
  • Ha giovato alla mia determinazione ed autostima, perché ho avuto ottimi pareri e buoni consigli anche da ragazzi che hanno frequentato scuole di fumetto e che fanno fatica a raggiungere un livello come il mio (senza falsa modestia).
  • Ho avuto modo di parlare con dei professionisti: Giuseppe Di Bernardo,  Paolo Bacilieri, Laura Scarpa e qualche editor, e sono stati tutti molto costruttivi, contrariamente alle mie paranoie. Già perché la cosa che temevo di più era di ricevere critiche feroci del tipo: << Ma sei sicuro di voler fare il fumettista? >>.
  • Ho preso dei contatti, sperando che questi si rivelino buoni e fruttuosi.
  • I miei amici! Per fortuna sono riuscito a vedere i miei amici lucchesi, senza dover concentrare tutto in una sera o in una mezz'ora prima di partire. Dato che la permanenza è stata sostanziosa ho dato tempo a tutti e sono tornato col cuore pieno dei loro sorrisi ed abbracci, anziché dei rimpianti dovuti alla morsa del tiranno Kronos.
Nel frattempo la mia attività va avanti (... e di questo saprete altro molto preso) ed ho intenzione di dedicarmi a pieno ad un progetto fumettistico propostomi tempo fa, e che ho trascinato a lungo a causa delle mie insicurezze. E poi farò delle prove per qualche testata Made in Italy, che ultimamente vedo spuntare in edicola. Ma siccome non si vive di solo disegno, purtroppo, è quasi un mese che faccio un lavoro part-time: responsabile del servizio a domicilio di un'azienda alimentare. Ovvero: consegno le pizze!
Tutte le sere dalle 19:30 circa, gironzolo per Matera, consegnando pizze a destra e a manca, cercando in tutti i modi di arrivare prima che la pizza raffreddi, lottando con uno scooter infame, che da spesso problemi, l'avanzata dell'inverno, ed il traffico idiota che questa città esprime.
La pizzeria è quella di cui leggete qui accanto e questa "marchetta" la faccio volentieri, dato che i titolari sono amici e meritano di essere pubblicizzati, dato che la pizza è buona ed i prezzi sono ottimi; e poi se loro guadagnano di più posso chiedere un aumento. Scherzi a parte, questa cosa d'apprima mi metteva un po in imbarazzo, ma col senno di poi penso che lavoro migliore non potesse capitarmi, visto che non sottrae tempo al disegno, mi retribuisce il giusto, e mi permette di conoscere tanta gente. Un domani la mia faccia sarà associata alla pizza che hanno mangiato e penseranno: << ...è quelo delle pizze... Se i suoi fumetti sono buoni come le pizze che consegna, allora li compro... >>. :D

Con questo è tutto, vi lascio un disegno e vi rimando al prossimo post.

Un abbraccio a tutti ed a presto.
Da.B.

P.S. Un mega ringraziamento ad Angela Pansini, per l'aiuto datomi nella stesura dei testi per il Contest. Ed un grazie anche a chi mi ha aiutato indirettamente ed ha creduto in me.
                                                                                                               ...un altro piccolo passo...

lunedì 3 ottobre 2011

Un occasione persa (per me) ...forse.

Ciao Lettori,
                       eccoVi un nuovo post che riprende qualcosa di già sentito...
Si tratta infatti del buon vecchio Monacello, progetto rimasto a prendere polvere nel cassetto. Se la prima volta lo proposi assieme a FS, alla rivista di un gruppo politico, riuscendo a comparire per almeno un numero, in quest'ultima veste l'ho proposto ad un giornale locale. Al Quotidiano della Basilicata, per essere precisi. Ma la risposta del "direttorissimo" non è mai arrivata...

           ... all'inizio di quest'anno (2011), forte del successo avuto con il fumetto "I la zit..." (d'ora in poi per comodità: la Zita) decisi di propormi al giornale su detto con la "Striscia del Monacello", chiedendo loro, nella persona del direttore (P. Leporace) la possibilità d'essere pubblicato una volta a settimana. Così fissai un colloquio con il direttore con l'aiuto di mio fratello, che lavora come grafico presso il giornale, e mi feci avanti. Ero abbastanza teso, ma sicuro di riuscire, o sarebbe meglio dire col senno di poi, illuso di riuscire. Mi presentai ben vestito, con il mio materiale ben organizzato, il discorso che scorreva a loop nella testa ormai da giorni, ed una copia del fumetto de "la Zita". Così da sembrare già quasi affermato, con una realtà da fumettista solida alle spalle. Aggiungo ancora, che la copia era destinata ad omaggiare il direttore (che nella dedica era "il Direttorissimo"), in modo da lasciare il segno meglio di un biglietto da visita. E' passato quasi un anno, e se ci penso mi rendo conto che a gennaio, prima di Officine (vedi logo)
c'era ancora in piedi Strane Nuvole, e sul mio bigliettino da visita avevo con orgoglio indicato il mio ruolo di Presidente dell'Associazione. Dieci mesi dopo molto è cambiato;
ma andiamo avanti con il racconto.
Parlammo, io ed il direttore, credo per circa una mezz'ora, non avevo un orologio con me; non riesco a portare nulla ai polsi. Presentai la mia idea di rendere questa striscia una rubrica fissa, uno spazio a fumetti dedicato alla satira di costume. Il direttore, invece virò le sue raccomandazioni più sulla satira politica, con attenzione alla classe dirigente cittadina o addirittura regionale, dato che il giornale esce in tutta la Basilicata. Prospettò di presentarlo tra le pagine dedicate alla città di Matera in particolare, nella pagina della cultura. Tra le richieste inoltre, c'era anche quella di ricevere un compenso per questo impegno, richiesta però da subito bloccata nel nascere, con mia immensa delusione. Già perché tra le illusioni che avevo c'era quella di rendere questo impegno un'attività retribuita. Invece le motivazioni legate alla crisi delle vendite, stroncò questo proposito personale, dando fuoco all'illusione di campicchiare disegnando una strip. Comunque sia, a quel punto mi sarei accontentato anche solo di pubblicare la striscia, facendo espressa richiesta di postare sotto la striscia, l'indirizzo del sito internet dell'Associzione Strane Nuvole, o di un eventuale sito internet personale, così da farmi pubblicità. Già perché a catena, al sogno di campicchiare disegnando, c'era quello di aprirmi un sito, una vetrina per mostrarmi e promuovermi (iniziava il mio umanesimo tecnologico). A tal proposito ricordo che composi un Banner (vedi sotto) del Monacello e chiesi ad Ale Cotrufo (valido membro si SN ed oggi di OL) d'inserirlo nel sito, aprendo uno spazio di ridondanza per la striscia, mirato a traghettare gente, in attesa di aprirmi uno spazio personale, verso l'associazione e verso i corsi di fumetto in particolare.
Giunti alla fine del colloquio prendemmo accordi: "mandami il materiale presso la mia mail personale, e poi vediamo..."

...e fu così che non ebbi più notizie, né dal direttore né dal giornale.
Un occasione persa dunque?
Tempo fa pensavo di si, ma oggi questo pensiero lo sto decisamente rivedendo.



Ultimi appunti. Noterete che i grigi non ci sono più, mentre, data la tipica tecnica di stampa dei giornali B/N, ci sono dei neri forti ed un segno bello spesso. Il formato è orizzontale, e dalla grafica/logo ed il titolo, noterete il richiamo alle comic strip storiche dei quotidiani americani di inizi 900'.

Attendo pareri
Un abbraccio
Da.B.

lunedì 26 settembre 2011

Tutto da un errore

Ciao a tutti e bentornati.
Il post di oggi nasce, come da titolo, da una becera distrazione, divenutà virtù, e presto vedrete come. Colgo l'occasione per ringraziere l'autrice della storia che andrete a leggere, l'ormai mitica Porzia Grossi, per avermi sottolineato in modo così elegante e creativo una mia mancanza. Se solo lo avessero fatto anche le mie insegnanti delle elementari oggi non odierei la grammatica.
Comunque traumi a parte v'invito a godervi questo simpaticissimo racconto, che ha come tema, visto che Porzia non ha dato un titolo definito, la "mutina", la consonante più sottovalutata dell'alfabeto italiano. Ma ora basta convenevoli, che tanto a scrivere non son bravo. Lettrici e lettori ho il piacere di proporvi su queste pagine:

                                                                                                      Zia Porzia e la "Mutina" dimenticata

Ciao Danilo,
stamattina mi è capitata un’avventura davvero singolare. Ero già pronta per uscire, come al solito, per fare la spesa quando suona il campanello della porta.
- Chissà chi è – penso - a quest’ora, così presto?
Apro e mi trovo davanti una ragazzina, sembrava avere 15-16 anni, lunghi capelli neri intorno ad un visino pallido, delicato, che mi sorride gentile, timorosa; noto che ha gli occhi leggermente arrossati e il labbro le trema un po’.
-Buongiorno. – dico e lei mi risponde con un inchino.
La cosa mi sorprende, mi aspettavo almeno un “buongiorno” come risposta.
- Ha bisogno di qualcosa? – chiedo – Lei chi è?
La ragazzina per tutta risposta mi indica la collanina che ha al collo dove in argento e zirconi c’è scritto ‘Acca’.
- Lei è Acca? – chiedo, la guardo bene e chissà perché mi viene in mente la mia maestra delle elementari e scioccamente dico:
- La mutina.
- Si. – mi risponde e mi salta al collo piangendo disperata.
Ho appena il tempo di dire: - …Oh mamma! – e di piantare bene i piedi a terra per evitare che caschiamo tutte e due.
Immagina la mia sorpresa, mollo la borsa e lentamente abbraccio la ragazzina dandole dei colpetti sulle spalle:
- Su…su …. Non faccia … non fare così.- le dico, imbarazzata, continuando ad abbracciarla. Ma come si tratta una lettera che piange?
Lentamente i singhiozzi rallentano e la ragazzina piano piano si scioglie dal mio abbraccio. A quel punto la guardo e osservo che ha una maglietta bianca, di quelle che le ragazzine portano annodate su un fianco con una grande H maiuscola rossa sul davanti, un braccialetto al polso con una catenella acui sono appese tante piccole H e ancora tante H disseminate dappertutto: sui jeans, sulla chiusura della borsetta, sulle ballerine che ha ai piedi, perfino sul fermaglio per i capelli ed anche….sul fazzolettino di stoffa, dove è ricamata un’acca (un vero cimelio d’altri tempi!!!).
– Grazie per avermi riconosciuto – mi dice con la voce un po’ tremolante. – Se non lo avessi fatto non avrei potuto parlare. –
- La mutina – ripeto, sapendo di non offenderla.
- Si. – La ragazzina mi sorride sollevata mentre io sorrido ripensando alla mia maestra.
- Hai bisogno di qualcosa? – le chiedo.
- Si, per favore … aiutami!. –
La faccio entrare e ci sediamo in salotto, una di fronte all’altra.
- Aiutami, ti prego!-
- Se posso molto volentieri. Dimmi cosa ti è successo. –
Lei tormenta con le dita quel cimelio di fazzolettino ricamato che sembra un vero anacronismo in un’epoca di klineex e di fazzolettini di carta profumati in maniera spesso vomitevole.
- Sono infelice … tutti si dimenticano di me, nessuno mi vuole più bene, con la scusa che non ho un suono mio, ma mi appoggio a quello delle mie sorelle …. Le altre lettere dell’alfabeto – mi spiega guardandomi negli occhi, come se temesse di offendermi. – Tutti mi bistrattano, anche quelli più acculturati che mi definiscono ‘un puro segno grafico’. Loro non lo sanno che mi fanno tanto … tanto male.
- Ma dovresti esserci abituata. – le dico forse un po’ cinicamente. – Sono tanti secoli che ti succede questo! – e la guardo perché se ci penso non dovrebbe avere l’aspetto di una teen-ager, ma almeno quello di una donna adulta, magari con qualche filo bianco tra i capelli e invece niente.
Acca sembra leggere i miei pensieri e mi dice:
- Sai da noi, tra le lettere voglio dire, l’aspetto da ragazza o da adulta non deriva dagli anni che abbiamo, ma da quante parole ci sono che incominciano con noi, noi lettere intendo,-
La guardo, in effetti se ci penso sul vocabolario alla lettera H ci dovrebbero essere poche parole.
- Prendi il vocabolario, – mi dice Acca – ti faccio vedere.
Vado nello studio perché adesso la curiosità è tanta e sul mio vecchio Zingarelli del 1970 Acca mi fa vedere le sue tre pagine di parole che scompaiono rispetto a quelle delle sue sorelle. Però ci sono anche lettere come la J, la K, il W, la X e la Y, che hanno meno parole di Acca.
- Loro hanno l’aspetto di bambine di 6-10 anni. – mi spiega Acca.
- Ho capito.-
- Quando perdiamo parole diventiamo più piccole, sembriamo più giovani, invece quando ne acquisiamo sembriamo più adulte.-
- Va bene. Scusa per la mia curiosità.-
- Oh, non ti preoccupare, va bene così. Sai non ho molte occasioni per parlare con gli esseri umani.-
- Cosa ti è successo di tanto grave da voler parlare con me? –
- Una cosa orribile, non mi sono mai sentita tanto … umiliata e offesa …- e il labbro inferiore comincia a tremare, dagli occhi le scorre una lacrima che … ha la forma di una piccola acca minuscola ‘h’.
Le prendo le mani per evitare un’alluvione di ‘h’.
- È tutta colpa del tuo amico.-
- Un mio amico! Ma quale? Conosco tante persone!-
- Un tuo amico che scrive tanto.-
Penso: Enzo…lui scrive, legge tanto, ma soprattutto scarica files da internet. Paolo scrive poco, legge meno perché lui guarda solo le figure. Giovanni scrive poco, bene, ma la sua passione sono i bersaglieri. Antonio scrive, non molto, legge tanto e adora le Fattorie su internet. Giuseppe scrive parecchio, brevi messaggi su internet, ma tutti corretti. Filippo scrive, ma soprattutto disegna ed è pure tanto bravo, mi piacerebbe avere un centesimo della sua bravura…
- Già, proprio lui, Filippo.-
- Cosaaa!!! Ma come?! E dove soprattutto?!-
- Oh mi ha mancato di rispetto … davanti a tutti … su internet! Mi vergogno tanto! – e Acca scoppia in lacrime.
- Acca, piccola mia – la abbraccio mentre continua a singhiozzare.
- Sul suo blog … mi ha dimenticato … mi ha offeso.-
- Ma tesoro, sei sicura? -
- Si, sono sicura … controlla se non mi credi… sono piccola, ma non sono bugiarda.-
- Ti credo, Acca. Vediamo insieme.-
Accendo il computer, entro in internet, vado sul blog di Filippo e purtroppo nelle ultime righe del post del 23 settembre, proprio dove parla di me, manca un’acca, una piccola ‘h’ minuscola che ha lasciato un vuoto che sembra una voragine. Capisco di colpo la tristezza, il senso di umiliazione di Acca.
- Filippo non l’ha fatto apposta, Acca.-
- Non è vero!-
- Guarda tu stessa, leggi tutto il testo, ha sempre usato l’acca e l’ha usata bene!-
- No, non è vero. Si è scordato di me! –
- Ma scusa, tu sei venuta da me perché sapevi che ci conosciamo…. Perché quando Filippo scriveva non glielo hai detto subito?-
- Ho provato, ho tentato, ma lui non mi ascoltava, non mi vedeva nemmeno, gli ho perfino … tirato la barba per farmi notare. Ma lui si è solo grattato la guancia.-
Acca è a capo chino, triste, non piange nemmeno.
- Cosa vuoi che faccia? – le chiedo.
- Correggi l’errore su internet.-
- Non posso, tesoro mio, non posso modificare il suo blog.-
- Ma allora …-
- Però posso dirglielo, magari glielo diciamo insieme.-
Acca si illumina: - Davvero?! Davvero tu faresti questo per me?-
- Si, Acca, lo faccio!-
- Oh, sono così felice, me lo avevano detto le mie sorelle che sei tanto brava con la penna!-
- Già. Qualcuno l’ha detto anche a me.-
- Sei una maga … di più sei una fata!-
- Va bene, va bene, modera l’entusiasmo, dobbiamo pensare a come dirlo a Filippo, magari con un racconto. Ma per ora voglio fare qualcosa per te.-
In maniera misteriosa vado alla mia scrivania, prendo una penna un po’ speciale, mi avvicino alla collanina di Acca e con la mia stilografica aspiro la scritta e poi scrivo qualcosa nell’aria; la collanina si ricompone.
Acca si guarda allo specchio e legge. – Hacca.-
- Così avrai una parola in più, il tuo nome!-

Bellissimo!

Da.B.

venerdì 23 settembre 2011

Il Meta-Concorso Energheia (parte2)

Salve a tutti,
                       e ben tornati sul mio Blog, dab.itudine disegno...
Il blog cambia look. Mi ero stufato di quei libri, che facevano tanto intellettuale di sinistra, ma mancavano d'originalità. Perciò beccatevi lo sfondo bianco, che esalta i disegni e si rende meno pesante da percepire. Manco da parecchio e mi dispiace, persto però vi dirò il perché...

Nel frattempo, come s'evince dal titolo, ecco a voi la tanto attesa ultima tavola del fumetto
"Il venditore di Enciclopedie",
che ormnai senza falsa modestia posso annunciare come vinvitore della 17° Edizione del PREMIO ENERGHEIA, sezione fumetto. Quest'anno l'organizzazione ha stampato anche il catalogo, dove c'è perfino il fumetto dello scorso anno ("Uccidete il grillo perlante"), vincitore anch'esso. Il catalogo lo troverete nella biblioteca, anzi nella fumettoteca di Officine Ludike, dove troverete in copertina uno dei disegni estratti dalle tavole.
Le considerazioni sul premio e la serata, ed i risultati del Meta-Concorso, ve li dirò in fondo, intanto però vi invito a commentare ed a farvi sentire di più.





Anche quest'anno vincitore, accanto al co autore Francesco Sciannarella, ma con un sapore amaro in bocca. Questa storia segna il "divorzio artistico" (uso le virgolette in questo caso per specificare, così come fa Francesco in ogni occasione, che la nostra era solo un'unione artistica. Omofobia a gogo!). A rompere sono stato io, perchè quella semi amicizia che s'era instaurata con FS, è stata abbattuta sotto i colpi delle ipocrisie e delle menzogne. Non mi metto ad elencare episodi e parole, perché non mi va di fare il pettegolo; dico solo che questa persona deve a me la sua esperienza con il fumetto, e per questa ragione dovrebbe solo ringraziarmi, anzichè trattarmi con sufficienza. Così come avrebbe dovuto ringraziare pubblicamente l'organizzazione del concorso, anzichè porsi con spocchiosa superiorità come autore dalle <<mille idee nel cassetto>> (cito). Ringraziare non solo perché abbiamo vinto, ma soprattutto perché ci hanno concesso di presentare la storia con ritardo, rispetto la data di consegna. Bella figura.
Ed ora veleno anche sull'organizzazione (oggi non risparmio nessuno). Come mai si chiede di proporre una storia, a colori, se poi non si hanno i mezzi per stampare il catalogo a colori. Che tristezza vedere le tavole mortificate dal b/n, dopo tutte quelle energie spese per i disegni. A saperlo...
Per questo sono ancora più felice di proporvi le tavole sul blog, cos' i colori non sono mortificati dalla stampa, e potrete leggere i contenuti speciali, ed il commento dell'autore.

A parte questi inconvenienti devo dire che l'amaro è svanito col gusto di una buona pizza consumata presso il ristorante "Il Basilico" Matera, in compagnia di Veronica, mio zio Angelo, la supporter personale Porzia (vedi post precedente) e la mia daorabile cuginetta Raffaella, con il suo boy-friend Domenico, venuto apposta da Venosa per la serata di Sabato 17 settembre, scorso. Serata, o meglio giornata, già ben avviata dalla presenza dei molfettesi Sal Modugno e Angela Pansini; ma per questo vi rimando alla pagina FB si Officine Ludike. Dopo anni mi sono sentito in famiglia, atmosfera persa in tenera età. Fin ora in queste occasioni c'erano solo gli amici, ed invece stavolta, tranne Porzia con cui non ho un legame di sangue, erano tutti parenti o in acquisizione. Bello!

Ed ora la vincitrice del Meta concorso... Porzia.
Com'avrete notato dal precedente post, ho gradito molto il suo contributo alla causa, ed o (Attenzione, questo errore di battitura e di distrazione ha poi generato il prossimo POST) apprezzato l'ingegno con cui ha delineato i personaggi. Brava.


Con questo è tutto,
se avete gradito la storia, se gradite il nuovo look del blog, se gradite le cose che disegno, o che scrivo...
COMMENTATE!

A presto
Da.B.

venerdì 16 settembre 2011

Ottimi suggerimenti... Appendice al Meta-Concorso Energheia

Ciao a tutti.
Sono passate diverse settimane ed oltre alle richieste, ed a volte minacce, di pubblicare le ultime tre tavole della storia del precedente post, l'unica vera "concorrente" al Meta-Quiz è stata Porzia Grossi (che molti soci di Officine conoscono).
Guardate cos'è uscito fuori dalla sua immaginazione:

<< Nelle tre tavole successive potrebbe accadere di tutto, per esempio:
 il ragazzo entra nell'appartamento dove trova Lola in lacrime perchè malmenata da Franco, che si scopre essere il fratello 'pappone' (si dice così?) di Zoe. In effetti Lola è una povera ragazza extra-comunitaria, costretta  a prostituirsi per poter pagare il suo ingresso illegale in Italia. Franco fa parte di un'organizzazione italo-rumena che fa entrare illegalmente le ragazze dall'Est con il miraggio di un buon lavoro o di un matrimonio combinato con un ricco .... e vecchio italiano. Zoe è all'oscuro dell'attività illegale del fratello, ex-pugile e attualmente gestore di una palestra in città, noto nell'ambiente per essere gelosissimo della sorella ed estremamente irascibile, tanto che ha allontanato in malo modo altri ragazzi che facevano il filo a sua sorella, oltre al fatto che picchia la sorella, in effetti il livido al labbro, nella tavola 5 glielo ha procurato lui. Mentre il ragazzo (scusa ma come si chiama, mi sembra che non compaia nelle prime sette tavole) cerca di soccorrere Lola, entra nell'appartamento la vecchia signora, quella schifata della tavola 4, attirata dalle grida di Lola e credendo che il ragazzo sia il colpevole, lo aggredisce a borsettate gridando: " Venditore di enciclopedie dei miei stivali..... ti faccio vedere io!!!" >>

<< Oppure la vecchia signora (vero deus ex-machina della situazione), attiva il suo salvavita-beghelli e fa arrivare la Polizia, che chiariti i veri ruoli dei personaggi, salva Lola dalla prostituzione, arresta Franco che era fuggito a Bari cercando la protezione dell'organizzazione italo- rumena, che però lo ha scaricato visto che è un personaggio ormai troppo scomodo. Zoe finalmente libera dall'oppressiva tutela del fratello, può continuare tranquillamente gli studi, mentre il ragazzo (chiamiamolo Andrea) visto che Zoe è una brava ragazza e non porta poi così sfiga come credeva,  incomincia a frequentarla di più e per poterle offrire un caffè al bar senza sentirsi rimproverare ogni spicciolo che spende dal padre, ha trovato un lavoretto come... venditore di enciclopedie, ed è davvero bravo nel suo lavoro!!!! >>

Niente male! Non c'è che dire, davvero una capacità narrativa che mi ha colpito. Soprattutto ho apprezato molto il mondo costruito dietro ai personaggi di Franco, il ragazzo pestone, e Lola, la prostituta. Personaggi che nella sceneggiatura originale sono delle semplici figurine.
Chissa, forse si prospetta un futuro da sceneggiatrice o anche solo soggettista di fumetti per la nostra amica Porzia? Chi può dirlo.
Nel frattempo, in attesa della premiazione prevista per domani (Sabato 17 settembre, ore 20:00 circa), eccovi servite un altro paio di tavole, così per scatenare la curiosità, sperando di vedervi con me domani al Museo Ridola.




A presto.
Da.B.

martedì 30 agosto 2011

Il Meta-Concorso Energheia (parte1)

Salve a tutti,
                     com'avrete notato dall'ultimo post è passato del tempo.
Pigrizia? Ferie di Agosto? Rapimento alieno?
Nessuna delle tre ipotesi:
Sono pigro, lo confesso, ma a fermarmi sono stati impedimenti di natura tecnico organizzativa, poiché il computer dove lavoro e archivio le immagini è in ben altro luogo rispetto all'ufficietto dove lavoro in associazione. Perciò devo dedicare almeno un giorno a settimana al blog, soprattutto se devo postare qualcosa di mio. E se questo giorno a settimana è arrivato tardi non è certo a causa delle ferie (che non ho idea di cosa siano), ma per impegni di natura personale, per cui non sto a tediarvi. Infine, per quel che ne so, i rapimenti alieni o abduction avvengono quasi sempre di notte, quando il soggetto dorme, e date le loro tecnologie, un rapimento non ha grosse influenze sul tempo trascorso, almeno per ciò che riguarda la nostra percezione del tempo. Pertanto se fossi stato rapito non sarebbe durato più di qualche secondo, e con il sonno che c'ho, non me ne sarei certamente accorto.

L'altro giorno mi è giunta una comunicazione dall'Associazione Culturale Energheia, inviata in relazione alla partecipazione del sottoscritto alla 17° edizione del concorso letterario, sezione fumetto, che in una parte recitava così:

<< Nel ringraziarLa per la partecipazione, colgo l’occasione per invitarLa alla Cerimonia di premiazione che si terrà sabato 17 settembre p.v. a Matera alle 20.00 nel Giardino del Museo “D. Ridola”, nel corso della quale [...]
 sarà presentata la raccolta dei fumetti finalisti l'edizione 2011, tra i quali il suo.>>

Il fumetto finalista s'intitola: Il venditore d'Enciclopedie scritto da francesco Sciannarella e fumettato da me. Dico fumettato poiché rispetto alla sceneggiatura originale il mio intervento è stato spesso radicale, nell'impaginazione in particolare oltre che nella scelta delle inquadrature o addirittura modificando parti di dialogo.




Come noterete, spesso alcune vignette "escono fuori" dalla pagina e la griglia d'impaginazione è decisamente libera; mi sono ispirato alla narrazione in stile manga, dove l'autore frammenta e scompone l'azione in tanti piccole frazioni di attimo, per poi allargare nelle scene più concitate. Di questo sistema d'impaginazione mi piace molto il concetto che secondo me esprimono le vignette che superano il margine e vanno fino alla fine della pagina. Sembra quasi che esse vadano oltre il confine della pagina arrivando o andando ben oltre la storia, cercando quasi di portare al di fuori del foglio il momento raccontato. Un modo per espandere lo spazio ed il tempo della narrazione, altrimenti piatta perché bidimensionale e circoscritta al margine della vignetta standard.




Come forse qualcuno avrà riconosciuto, quello sullo sfondo è il quartiere noto a noi materani col nome di "San Giacomo", dove ogni sabato si tiene il mercato con gli ambulanti. Si tratta di un grande rione, fino a 20 anni fa periferico, composto  per la maggior parte da palazzoni alti e popolosi costruiti dall'ATER, e nei quali appartamenti spesso accadono vicende singolari. E sulla base di alcune di quelle vicende singolari, a me riferiti da alcuni abitanti, ho deciso di renderlo co protagonista della storia studiandolo, fotografandolo e disegnandolo, perché designato come luogo ideale. Per questa ragione la storia l'ho praticamente metabolizzata sino a renderla mia ed a modificarla come meglio credevo.
E poi c'è il colore! E credo d'aver dato il meglio di me con questa tecnica, usando un segno semplice (a penna BIC) e gli acquerelli, alle volte coadiuvati dai fantistici Turbo Giotto, che si liquefano con il pennello imbevuto d'acqua meglio dei pastelli acquerellabili.


Ora che siete giunti a questo punto, ed un po di curiosità vi è cresciuta dentro, ed avete letto ben 7 TAVOLE su 10, scatta il concorso nel concorso:
Cosa succederà nelle prossime tre TAVOLE?
Come si è classificata la storia "Il Venditore d'Enciclopedie" tra i finalisti della 17° edizione del Premio Energheia?
Rispondete alle domande, o meglio "commentate" questo post con le vostre risposte, ed a tal proposito invito i "lettori silenziosi" a diventare fissi ed a postare commenti.

Alla prossima
Da.B.

sabato 13 agosto 2011

Due mantelli...

Ciao a tutti,
                      altro post senza lavori personali. Non si tratta però di una recensione, che a quanto pare, seppur maldestra ha avuto un buon riscontro (approfitto per ringraziare pubblicamente i miei 4 lettori fissi ed i commentatori: grazie, fate sentire l'impegno del blog meno vano).
Da qualche giorno spira una pessima brezza, un vento portatore di sfiducia e malcontento. Un'aria che in effetti è intorno al mio essere già da un pò, ma che fin ora mi ero rifiutato di inspirare. Solo che per quanto trattieni il fiato i polomoni reclamano il loro esercizio comunque, anche se l'aria è malsana. Poi sono leggermente asmatico, perciò vi lascio immaginare.
Come avrete capito sto scrivendo di me, dando al blog la forma del diario. Ho già un diario sul quale scrivo le mie riflessioni e le mie impressioni sulla vita, e devo ammettere che il tono delle sue pagine è quasi sempre fumesto. E' in effetti un contanitore di lamenti e sconforto, amarezze e filosofeggiamenti sullle cause i motivi e le dinamiche di ciò che causa tali pessimi momenti. Per riprendere la metafora sul vento si potrebbero intitolare quelle pagine: "Metereologie del mio animo". Però tranquilli non ho intenzione di connotare il blog anche di questo elemento. Con tutti i lagnoni che ci sono al mondo, considerando quelli che sfogano il loro "dolore" in poesia, stare a sentirmi non dev'essere il massimo. E allora, mi direte, perché postare queste tue impressioni personali negative?
Vi risponderò con una domanda:
Cosa rende Superman così mitico? I suoi super poteri?
E cosa rende Batman così ammirevole, anche se è sprovvisto di tali poteri?

Superman, una specie di Eracle contemporaneo (almeno finchè qualcuno non ne inventa uno nuovo) è il concentrato delle aspirazioni dell'uomo semplice. La nostra debolezza, i nostri fallimenti, i nostri limiti, si estinguono nel momento in cui desideriamo di essere in quel costume, con quei poteri, con quel mantello eccetera. Chissa quanti piccoli greci indossavano anche solo una pelliccia di capra fingendo d'indossare il vello del Leone di Nemea; così come oggi le magliette con la mitica Esse rossa spopolano, anche tra chi non conosce il fumetto. Così in quel momento di pura immaginazione, quando l'avventura che stai leggendo ti cattura fino all'ultima pagina, il miracolo sta avvennedo e tu sei Superman, e le tue debolezze, i fallimenti, i limiti spariscono d'incanto. Poi la storia finisce, ma dentro di te qualcosa è rimasto, l'immaginazione ha stipato per bene quell'emozione di forza e possenza, che non si sa mai, un giorno potrà tornare utile.


Batman, che ogni giorno, anzi ogni notte, prim'ancora che affrontare il crimine, affronta se stesso. Le sue angosce, le sue paranoie, le ansie, l'odio, la rabbia, il dolore sono i villain più pericolosi che egli possa trovare davanti. Più del Pinguino, di Due facce, di Mr Freeze, Poison Ivy eccetera, gli spettri del suo passato lo tormenta in ogni istante, compromettendo ogni possibilità di una vita "normale" (in fondo è un miliardario e potrebbe tranquillamente abbandonarsi ai vizi ed all'oblio, come molti di noi fanno anche se con pochi spicci in tasca). Perseo aveva forse paura all'idea di affrontare Medusa? Certo, ma partì lo stesso e si vestì di tenebra per sconfiggere il mostro pietrificatore; Batman abbraccia la sua paura, ingoia il suo dolore, educa la sua rabbia, attinge dal suo odio, si allena con le sue angosce sino a diventare una speranza per tutti i cittadini onesti della vessata Gotham. Chi non vorrebbe tutta quella forza di volontà?


Torniamo a noi ora.
Questi due nuovi miti sono una soluzione ai problemi personali?
No; altrimenti sarei da ricoverare per schizofrenia. L'immaginazione non è mail la sozione, ma un buon lenitivo. Ed i suoi eroi sono un incoraggiamento. Altrimenti come si spiega il bisogno atavico, che dai nostri antenati elladi ad oggi ci spinge ad inventare delle mitologie?
Così come sono un incoraggiamento le storie che anche da grandi ci accaniamo a leggere nel nostro momento di pausa dallo stress del quotidiano, desiderando, immaginando e sognando di indossare quei costumi e quei mantelli per superare con forza e coraggio lo sconforto che a volte ci morde.
Ed ora a voi la parola...
Cosa vi rinfranca quando l' "aria" che respirate si fa dura e pesante?

giovedì 4 agosto 2011

dab.itudine leggo... Superman TERRA UNO

Salve a tutti,
                   oggi non faccio il "pavone", nel senso che non parlo di me e dei miei lavori, ma di ciò che ho letto di recente, inaugurando se volete un filone "consigli per la lettura". Non amo dare consigli gratis, mi viene però spontaneo proporre anche ad altri ciò che a me è piaciuto, augurandogli di vivere le stesse sensazioni piacevoli provate durante la fruizione.


Ecco a voi l'Ultimissimo figlio di Kripton...
Superman Terra Uno,
di J. Michael Straczynski e Shane Davis,
volume 1, ed. italiana  della Planeta deAgostini.

"...e chi non lo conosce, quel trombone di..." (diceva un saggio e triste comico d'altri tempi).
Potreste effettivamente rispondermi così, dato che ormai sono settant'anni che il suo manto scarlatto gironzola dalle pagine dei fumetti attraverso tutti i media. Quindi perché parlare ancora di lui?
Le ragioni sono diverse:
Superman, comparso nel giugno del 1938, su Action Comics, per opera di Siegel e Shuster, è stato il primo. Il primo "super" eroe dei fumetti, il capostipite, quello che ha indicato la strada a generazioni di personaggi, e ad autori, al punto tale che i comics in america, se non fosse stato per Schulz, e qualc'un altro che pubblicava ancora sui giornali, o per l'underground, si sarebbero potuti chiamare "supereroics". Da lui in poi i super eroi sono diventati migliaia, al punto tale da diventare il genere narrativo principale del fumetto americano. Di eroi mascherati e di eroi forzuti ce n'erano già parecchi, per non parlare di avventurieri spaziali o di alieni , oppure di personaggi dalla doppia vita, eccetera, ma il primo "super" è stato lui e nessun'altro (almeno finché le ricerche non mi smentiranno). Quindi per certi versi lui può essere ancora il primo indicandoci una strada. Chi di voi non ha visto neanche una puntata di "SMALVILLE"? Impossibile, chiunque è inciampato almeno una volta nel "... somebody save meee..." che lo contraddistingue(va, perché forse in america la serie è finita), osservando il riuscito miscuglio tra sit-com ed avventura, action movie e telenovelas che il cast di protagonisti mantiene per circa una decina di serie. Se alle volte risentiva troppo delle meccaniche televisive, bisogna dire che lo spirito del fumetto c'è tutto e che il cast (tranne che per Lois che me l'aspettavo diversa) è azzeccatissimo. Poi ai comuni comprimari hanno anche aggiunto personaggi nuovi, come Cloe, assente nella continuity del fumetto, dimostrando ciò che penso da un pò: possibile che la vita di un uomo che vive in una metropoli e nella redazione di un giornale, sia fatta di scarse 5 persone? Capisco la diffidenza verso il prossimo tipica della grande città, ma nella vita reale si incontrano persone diverse nella misera Matera, figuriamo a Metropolis. Comunque, tornado alla serie TV, la rinfrescata data al personaggio è passata anche nel fumetto, ridando nuovo tono al mito dell'eroe, dimostrando che come il settantenne sa essere ancora energico ed appasionante.
Sin da piccolo (e io sono dell'82) ho subìto l'immensa fascinazione che l'indossare un mantello e volare sui tetti di una Metropoli(s) può esercitare sull'immaginazione di un ragazzino che guardava gli allora all'avanguardia film di Richard Donner; contesto invece volentieri la mutanda sopra i pantaloni, anche se so che sono state ispirate dai costumi degli allora ginnasti del circo (parliamo di anni20/30, per tener su una tutina semi attillata bisognava indossare delle mutande con la cinta, capaci di contenere l' "esubero" sul cavallo). Perciò Superman ha sempre un posto riservato fra i miei eroi preferiti, e credo che molti coetanei pensino lo stesso. Poi Superman è uno dei pochi che ha iniziato a vivere anche fuori dall'immaginario collettivo dei lettori di fumetti, diventando una metafora per chiunque, quindi trovo interessante vedere come il "Gesù americano" (e lo dico senza blasfemia) si rinnova dopo i dieci anni passati  dall'11 settembre.

 Ora che le ragioni sono state sviscerate, passiamo ad analizzare brevemente il fumetto, senza spoilerare (...ma come mai il verbo "anticipare" è passato di moda?).
Una delle caratteristiche del fumetto supereroico è la legge dell' "eterno ritorno" (Wow quanta filosofia in questi fumetti, chi l'avrebbe...) e cioè la ciclica rinarrazione delle origini o di alcuni passaggi fondamentali della sua vita di carta. Tale, da me impropriamente detta legge, è stata inventata dalle logiche del mercato, cioè quando un fumetto non vende più tanto lo si azzera, facendolo poi ripartire daccapo aggiornato, rimodernato, più consone alle mode del momento. Decisamente diversa dal meccanismo narrativo del "What if" (letteralmente: "e se"), molto più interessante perchè tende a cambiare le caratteristiche principali, scambiandole ed invertendole. Un What if molto bello è quello scritto da Marc Millar, "Superman Red Son" che parte dal presupposto: "e se Superman fosse caduto in Ucraina anziché nel Kansas, ed il regime russo lo avesse allevato secondo gli ideali del comunismo, anziché dei capitalistici Stati Uniti?" (un fumetto spettacolare!).
Se il primo sitema è spesso usato dalla Marvel, non ultimo l'universo Ultimates, ultimizzato ben due volte, nella DC ci sono stati tanti Superman alternativi da creare mille realtà parallele, che negli 80 decisero di riorganizzare attraverso la saga "CRISI delle TERRE INFINITE", che ha eliminato tutte le varianti, riportando l'ordine nella continuity. Detti meccanismi non sono ad uso esclusivo di una casa editrice piuttiosto che dell'altra, l'ultimo re-start DC alla Ultimates per intenderci, risale agli anni sempre 80, quando i cazzotti allo stomaco dei vari Moore e Miller, imposero una ripartenza attuale e coerente dei vari DC's. Batman ad esempio da quella ripartenza ne ha giovato tantissimo, riacquisendo quel tono dark/noir persosiche già Kane gli aveva conferito a suo tempo. Superman ripartì affidato a John Byrne, mantenedo però a stento la sua posizione di super, al punto che per renderlo interessante lo "uccisero" nei 90. Quando poi di recente la DC ha tirato fuori un'altra saga di Terre Infinite, ecco rinati i mille mondi paralleli. Ed approfittando di questa possibilità ecco il debutto di  Terra Uno, il luogo/mondo ideale, perché appena nato e quindi vergine di super presenze, ma che mantiene le caratteristiche del mondo contemporaneo.
Superman è di nuovo il primo, poiché anche il pipistrello è destinato ad un progetto "Terra Uno" e come lui, se tutto va bene, anche gli altri.
Procedendo per archi narrativi conclusivi, si riesce a leggere la storia con gusto, senza quell'effetto da fiato corto che la serie mensile impone. Finalmente i progetti si adeguano al mercato ed alle nuove abitudini dei lettori che preferiscono spendere un pò di più, ma vogliono godersi una bella storia senza riempirsi la vita di variant e cagate collezionistiche. Ed in questo elemento si evince l'intelligenza di Michael Straczynski che struttura una storia essenziale ed efficace che non trascura nulla, nessun aspetto della tradizione, e che riesce lo stesso a lasciare spazi "vuoti" su cui innestare sottotrame in futuro. Partiamo dal fatto che gli elementi del mito ci sono tutti, quello che cambia è il punto di vista e la psicologia del giovane kriptoniano, più oscuro e malinconico, rispetto alla bella faccia pulita da boy scout. Così come cambiano certe considerazioni sul suo ruolo e sul suo potere, per non parlare del costume e della maschera (ma questo lo dobbiamo a Tarantino, o meglio a Bill di KILL BILL 2). Finalmente è spiegato sin dal principio cosa spinse i genitori di Kal-El a spedirlo sulla terra, e cioè una guerra, ed è stato il frutto di un'arma nemica a provocare la catastrofe della distruzione di Kripton. Ma non è da qui che parte la storia. S'incomincia con Klark che gira per Metropolis in cerca di un lavoro che lo soddisfi, o piuttosto di una vita che lo rispecchi, poiché lui è ben consapevole dei suoi poteri, ma non completamente della sua natura aliena. C'è Marta Kent che dialoga al cellulare con lui e da buona madre incoraggia il figlio ad essere se stesso, anche se vuol dire dare sfogo alla sua natura sconosciuta; pa' Kent è assente, ma presente nei ricordi del figliolo adottivo. Cè il Planet, consapevole d'essere carta stampata in un mondo connesso dalla rete, Klark ci lascia un curriculum, ma  finché non decide che fare del suo immenso potere e quindi della sua vita, accantona senza remore la possibilità del giornalismo, tanto lui è Superman e non solo perché vola o spara raggi laser dagli occhi, ma perché è un essere superiore reso tale da questo pianeta e dal suo sole. Per questo quando giunge una minaccia, egli rompe gli indugi e decide, in quanto figlio (Son, una delle ragioni che ma' Kent da a quel simbolo che porta sul petto) di questo pianeta e decide di salvarlo. Superman è potente forte, veloce, ma non invincibile, perciò c'è chi lo aiuta, Lois Lane e Jimmy Olsen, due reporter spericolati che sono vicini a lui per catturare la notizia più gustosa: chi è quel tizio in rosso e blu che sta salvando il pianeta? In fine, sennò rischio di dire troppo, c'è l'esercito ed una sezione speciale, che ha trovato la navicella con cui il piccolo alieno è giunto sulla terra e che non lascia correre la cosa, sopratutto perché sembra proprio a causa di quella nave aliena che causa...
Basta così, buona lettura.


A presto
Da.B.

    venerdì 29 luglio 2011

    Un'occasione persa (per loro)

    Cari lettori,

                       oggi, con il pretesto di mostrarvi altre produzioni che ho nel cassetto, vi racconterò di un'occasione perduta, e non dal sottoscritto, ma da chi mi contattò a suo tempo per una collaborazione di tipo editoriale e non portò avanti il proprio impegno.
    Vorrei come prima cosa precisare che non c'è un tono di polemica in queste mie parole (e "Chi si offende è un fetente"), c'è semplicemente un riportare i fatti dal mio, senza dubbio parziale, punto di vista su ciò che è accaduto.
    Più di un anno fa, quando ancora non mi ero avventurato nella produzione de "la zita" entrai in contatto con un gruppo di ardimentosi politicanti, che subito dopo le elezioni comunali desiderava creare una piattaforma editoriale dove dare spazio alla riflessione, all'indagine ed anche allo svago. Una nuova testata MENSILE che si sarebbe unita alle altre cittadine, e che avrebbe ospitato, dopo il numero zero, tra le altre rubriche anche la striscia de "Il Monacello".
    L'idea di lavorare sul "folletto disturba sonni", mi frullava in testa già da un po e quale migliore occasione di un a striscia mensile?
    In effetti il numero uno uscì, ed il Monacello fece il suo esordio, però, come in parte prevedevo anzi avvertivo, non sono usciti altri numeri del mensile. La questione allora è, perché dichiarare di poter portare avanti una testata mensile, quando invece non se ne hanno le forze?
    Sarò troppo zelante, anzi sono senza dubbio un bacchettone da questo punto di vista, però credo che prendere un impegno prevede una fase di riflessione preventiva in cui si valuta se si è in grado di rispettare dato impegno. E lo dico sulla base del vissuto personale.
    Sin da quando ho fondato Strane Nuvole, ho il sogno ambizioso di mettere in piedi una "FanZine", una piccola rivista con il contributo di molti, amici, professionisti, esordienti e soprattutto dei ragazzi dell'associazione. Se fin ora questo progetto è rimasto un'idea, è dovuto al fatto che prendendo l'impegno e promettendo la pubblicazione ai ragazzi, mi dovrei sobbarcare oneri non indifferenti dal punto di vista degli sforzi fisici, mentali ed economici. Tale incarico mi preoccupa ed in parte mi spaventa perché svolgerli senza esperienza e sulla base della sola passione può essere deleterio. Molti si butterebbero nell'impresa senza pensarci troppo, ma credo fermamente che senza conoscere le proprie potenzialità forse è meglio non darsi troppa pena nell'organizzare cose che poi si lasciano affondare nell'oblio deludendo gli altri.

    Ed ora alcune precisazioni.
    L'episodio uno (quello di sinistra) è firmato da me + un certo... Sciannarella (questo nome l'ho già sentito!?), che contribuì con dei suggerimenti, ma l'idea ed il concept della storia è esclusivamente personale. Questa parte dal presupposto di rendere la vittima preferita del Monacello un uomo di mezz'età, benestante, con un lavoro di responsabilità, ma terribilmente pigro, indolente, vigliacco, avido eccetera, insistendo sui difetti. Escluso un politico, ormai inflazionato nella parte del cattivo, l'idea che mi venne in mente fu di usare un medico, inteso anche come un uomo di scienza e raziocinio che non riconosce nel Monacello la causa dei disagi notturni. In questa versione il dispettoso folletto è chiamato a svolgere il ruolo del giustiziere, o meglio del punitore, che osserva silenzioso le magagne del malcapitato e provvede disturbandone il sonno.
    E da qui il primo episodio.

    Il secondo episodio (quello di destra), anche se nato su sceneggiatura di Sciannarella, è stato da me rimaneggiato sino a renderlo un prodotto personale, perché poco corrispondente al mio soggetto ed alle esigenze dello spazio tiranno; ed infatti è firmato da me solo. Questo episodio è praticamente inedito, poiché fu consegnato in previsione d'essere pubblicato sul numero due del mensile, ma la pubblicazione si interruppe prima. Scopo di questo e degli episodi che sarebbero dovuti seguire, era quello di presentare il contesto famigliare del protagonista al negativo, il medico chirurgo Cosimo Damiano, infatti la vittima del monacello stavolta è la moglie del dottore, mentre nella prima vignetta compare il suo anziano padre.
    Un altro paio di annotazioni.
    La colorazione: il noto mensile, pubblicava a colori (ma pensa tu...) perciò mi presi la briga di sperimentare i toni di grigio, e potete notare come nel primo episodio i toni sono piuttosto piatti, perché sono fatti con una colorazione al computer. Per il secondo invece ho usato i Pantone di grigi diversi su carta ruvida così da dare diverse sfumature e rendere i disegni più morbidi; inoltre per dare un aspetto spettrale ed evanescente al Monacello, ho usato gli acquerelli.
    L'impaginazione: dato lo spazio risicatissimo del formato A4, considerando la spaziatura standard, ho sfruttato il lato più lungo del foglio e la striscia risulta in verticale; come nelle striscie umoristiche che i mangaka mettono in fondo ai volumi. In effetti l'ispirazione è nipponica e non nego che lavorare in verticale, anziché in orizzontale come viene spontaneo a noi occidentali, mi alletta ancora molto.

    Con questo è tutto
    a presto dal vostro
    Da.B.